The social dilemma: siamo tutti vittime dei social?

The social dilemma: siamo tutti vittime dei social?

Oppure siamo dei fruitori consapevoli di tecnologia?

Siamo drogati di vanity metrics e notifiche. Sì drogati perché ne sentiamo l’esigenza e se abbiamo un cell accanto non riusciamo a vedere una notifica senza controllare il telefono immediatamente. E non si tratta di scarsa forza di volontà.

Quando faccio consulenza per delineare una strategia digitale, chiedo ad un mio cliente quali siano i suoi obiettivi, molto spesso le risposte sono le seguenti:

“Ho solo 745 follower, voglio averne 10k”.

“Che disastro di reach questo post ci sono solo 5 commenti sotto al post”.

 

Ieri sera ho finalmente visto “The social dilemma”, il documentario di Netflix che racconta i meccanismi alla base dei social, i dati che raccolgono e l’uso che ne viene fatto.

E lunedì sera ho assistito allo speciale delle Iene su Scarcella, quello che è stato definito il guru di Instagram.

Io non sono una nativa digitale eppure adesso non riesco ad immaginare la mia vita senza uno smartphone.

Per comodità spesso più che per una mera esigenza.

Per me, che lavoro nel campo digitale, non è stato rilevato nulla di nuovo. Persino lo scandalo di Cambridge Analytica in epoca recente, marzo 2018 (ndr la vendita dei dati inseriti dagli utenti su Facebook a società esterne) non era un mistero: se ne era già parlato pubblicamente.

Diventare fruitore e non vittima dei social

Mi sono però messa nei panni dei miei clienti o studenti: quanto si conosce in effetti di questo mondo?

Se il tuo business non è il digitale, non puoi conoscere tutto. Ed è per questo che ti affidi ad un professionista.

La scelta di un professionista diventa quindi la scelta di un collaboratore, non di un semplice fornitore. Sarà il professionista a dirti quello che ti serve senza spiegarti il dettaglio tecnico, che non ti compete, per raggiungere l’obiettivo fissato insieme.

Faccio molto spesso formazione e questo mi permette di capire quanto la mia bolla fatta di altri professionisti del settore digitale, non sia la maggioranza del mondo che il digitale lo usa quotidianamente.

Molte persone si sentono in effetti vittime dei social: “se non paghi per un prodotto, quel prodotto sei tu” si ripete spesso.

In realtà i social sono uno strumento potentissimo di marketing, di connessione e di formazione.

Sta a noi usarli consapevolmente per quello che maggiormente ci interessa.

Controlla la privacy sui social, spesso sconosciuta

Molte persone non sanno neppure che esiste la possibilità di controllare la privacy dei propri social per non mostrare, ad esempio, le foto private di Facebook ai propri clienti.

Approfondisci la privacy in questi articoli:

E senza andare troppo lontano, quante persone qui su LinkedIn usano un logo o una immagine invece della propria foto, non sapendo che questo è contrario alla policy di LinkedIn stesso? (scopri come scegliere la giusta immagine per il tuo profilo LinkedIn).

Le regole di sottoscrizione ai social le accettiamo senza leggerle, lo faccio anche io: molti ignorano che non si possano usare programmi di automazione esterni alle piattaforme, che quelle pratiche “comuni” di richiesta esplicita like, condivisione ecc a volte sono border line.

Concorsi a premi e give away per aumentare i follower

Quante volte ti sei imbattuto in una concorso a premi, un giveaway ecc, tema ampiamente spiegato e approfondito da Alessandro Vercellotti, fatti a sproposito e non a norma di legge con l’obiettivo di aumentare i follower?

Chi ha le chiavi dei tuoi social?

Quanti inoltre passano le proprie credenziali a terzi (programmi o agenzie) non immaginando che loggarsi contemporaneamente da più dispositivi o parti del mondo può comportare un blocco, a volte anche definitivo, dell’account se non si usa un proxy?

La Piramide dei bisogni di Maslow

Se la tecnologia ci aiuta a risparmiare tempo e poi questo tempo lo riempiamo ulteriormente, non è colpa della tecnologia.

Non sono gli strumenti quelli sbagliati, ma il modo in cui vengono usati!

I social si basano sui bisogni umani, che ritroviamo chiaramente nella piramide di Maslow. Che cosa ci spinge a frequentare i social?

piramide dei bisogni di maslow

Aldilà dei bisogni primari che garantiscono la sopravvivenza, tutti gli altri step li possiamo riconoscere anche nei social:

  • SICUREZZA: protezione, tranquillità, prevedibilità, soppressione preoccupazioni e ansie, ecc. Devono garantire all’individuo protezione e tranquillità;
  • APPARTENENZA: essere amato e amare, far parte di un gruppo, cooperare, partecipare. Le community ne sono un esempio. E anche i suggerimenti del “potrebbe piacerti anche…
  • STIMA: essere rispettato, approvato, riconosciuto. Perché pubblichiamo e nostre foto, gli stati, gli articoli? Like, commenti, condivisioni
  • AUTOREALIZZAZIONE: realizzare la propria identità in base ad aspettative e potenzialità, occupare un ruolo sociale, ecc. Tutte le frasi, i corsi motivazionali, le musiche epiche… ci attraggono per questo.

Inoltre gli algoritmi dei social lavorano per tenerci il più possibile incollati a vedere il prossimo video, aspettare il post seguente, a guardare la storia prima che scompaia.

La giusta consapevolezza e conoscenza per non essere vittime dei social

Il punto è che dobbiamo aver chiaro il motivo per cui siamo sui social. Mi riferisco solo al motivo in ambito business. Proviamo a farci le giuste domande invece di cercare solo risposte.

  • Di quanti follower hai bisogno per iniziare a guadagnare?

Basta una sola persona, che paghi e diventi tuo cliente.

  • Qual è il tuo obiettivo sui social?

Se è l’interazione, allora tutto il tempo passi sui social a scrollare il feed senza interagire o pubblicare è inutile.

Vuoi aumentare il numero di follower (like, commenti ecc)?

Puoi comparli (perché si può comprare tutto come ha giustamente detto Yari di Ninjalitics) sapendo però che ci sono rischi e conseguenze, oppure avere una strategia diversa interagendo con il pubblico in target, creando contenuti di valore, rispondendo alle domande ecc

  • Vuoi vedere solo le ads più adatte a te?

Le ads che visualizzi vengono scelte in base agli interessi, alle preferenze e anche al tuo comportamento all’interno delle diverse piattaforme social. Se interagisci sempre solo con un determinato tipo di persone, saranno delle persone simili che ti verranno suggerite.

Se commenti solo notizie di politica, piano a piano la tua bacheca si riempirà di post quasi monotematici

  • Scolli il feed per perdere tempo o alla ricerca di qualche cosa?

Se entri sul tuo social preferito per trovare una notizia e poi ti accorgi che sono passati 20 min e non sai come, non preoccuparti: significa che gli algoritmi stanno facendo il loro lavoro per tenerti sulla piattaforma il più a lungo possibile.

Quello che puoi fare è disattivare le notifiche, oppure installare programmi come News Feed Eradicator (per Facebook) o Cold Turkey.

 

Quindi in sostanza… ti senti ancora vittima dei social?

O hai fatto un passo per essere un consumatore consapevole?

 

Se sei curioso, questa è la risposta data da Facebook al documentario di Netflix:

Fai clic per accedere a What-The-Social-Dilemma-Gets-Wrong.pdf