Mashable Social Media Day 2017 in pillole

Si è appena concluso il Mashable Social Media Day 2017,  evento di 3 giorni decisamente intensi. Alcuni (miei) numeri giusto per farne capire la portata: 82 relatori, 260 fotografie scattate, millemila Tweet inviati, alcuni luoghi comuni o cose già viste (ma Repetita Iuvant) e centinaia di spunti su cui ragionare e lavorare.

Ecco qui il mio personale  riassunto di quello che mi sono portata a casa.

Content is the king

Ce lo hanno detto in tutte le lingue e le salse del mondo:

Content is king (photo By http://www.socialmediamktg.it/)

Content is the King (Bill Gates)

Ce lo dicono da sempre. Se non hai contenuti non puoi fare nulla.

In altre parole: se non hai niente (di interessante, aggiungerei) da dire, stai zitto.

Quali contenuti usare?

Sì ok ma quali sono i contenuti che posso usare?

Il passato, la storia e la tradizione ci parlano di “chi siamo” che mostravano grandi capannoni, auto-referenzialità, pagine intere di “quello che facciamo” e di quanto siamo bravi a farlo.

Invece il mondo web, e soprattutto i social, ha decisamente spostato l’ago della bilancia verso un mondo più incentrato sul cliente.

Di conseguenza il contenuto dovrebbe rispondere alla domanda: è utile al mio potenziale utente?

E per essere utile non significa limitarsi ad articoli descrittivi del prodotto o della attività. Ecco alcune idee di contenuto (Marianna Ghirlanda) che possiamo utilizzare nei vari canali social:

  • Ispirazione: le persone si identificano nei valori aziendali, si acquista un prodotto anche perché se ne condividono
    • motivazioni
    • valori
    • vision
    • approccio al mondo
  • Intrattenimento: i contenuti possono anche divertire! Certo, dipende dal contesto e dal settore…ma non ditemi che nella vostra attività non esistono momenti esilaranti. Siamo tutti più attratti da contenuti leggeri, soprattutto sui social network. Bisogna solo imparare a dosarli bene.
  • Educazione: lo so, lo ho già detto in passato (leggi qui) e continuerò a sostenerlo: il cliente va educato. E le modalità per farlo sono innumerevoli.  Posso produrre contenuti su:
    • come usare un prodotto
    • come lavoro
    • eventuali criticità
    • dove trovare le info
    • perché scegliere un prodotto invece di un altro
    • risposte alle domande più frequenti

Livello di attenzione

Siamo così bombardati da informazioni che il nostro livello di attenzione è drammaticamente sceso. Si parla di 9 secondi qualcuno dice 5, altri azzardano 4 secondi.

Aldilà dei numeri, per farla breve insomma, dobbiamo essere consci che abbiamo pochissimo tempo per impressionare chi abbiamo di fronte. Quindi giochiamoci al meglio  le nostre carte.

Cattura l’attenzione del tuo utente e poi prenditi il giusto tempo per andare a fondo dell’argomento. Non c’è più una lunghezza corretta (copy lungo o copy corto?), dipende tutto dal contenuto!

Online e offline

Non esiste più la separazione netta tra offline e online.

O forse neppure è mai esistita, se non per chi da una parte era troppo legato alla tradizione e non se ne voleva distaccare o, dall’altra, per chi, troppo visionario, pensava di spostare tutto sul digitale. Online e offline non sono dipartimenti stagni, il confine è sempre più labile.

Ci siamo lasciati alle spalle i 6 gradi che separano una qualsiasi persona da un’altra (ndr: le teoria dei 6 dice che tra me e te ci sono al massimo sei gradi di separazione:  io conosco qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcuno che conosce qualcun altro che conosce te). Grazie alla iperconessione che stiamo vivendo, siamo tutti più vicini e sono ormai solo tre i gradi di separazione.

Come cambia il marketing

Oggi si parla di experience marketing, di marketing non convenzionale, di neuroscienza.

In pratica dobbiamo far vivere i prodotti attraverso le emozioni.

Se mi emoziono -> ne parlo -> lo ricordo.

Si acquistano esperienze e non sterili oggetti. 

L’esperienza del cliente parte decisamente prima del suo arrivo nel negozio. Inizia da una ricerca su google, o su un altro motore di ricerca. Quando arriva in negozio ha già molte informazioni, a volte ne sa più del commesso che si trova di fonte. E allora perché non sfruttare questo percorso già compiuto e semplicemente aggiungere quello che manca per portarlo all’acquisto?

Ad esempio posso dargli l’opportunità di configurare gli optional desiderati, scegliere i colori, fornire sconti a fronte di un’azione, mettergli a disposizione la possibilità di pagare con smarthphone.

Uso il digital come alleato, anzi magari anche come pretesto per cambiare le cose in azienda.

Anche la realtà virtuale e la realtà aumentata entreranno sempre più nel mondo marketing. Mark Zuckerberg ha recentemente dichiarato che Facebook andrà più verso questa direzione.

Ikea già la sfrutta e fornisce al cliente, attraverso essa,  la possibilità di immaginare prima dell’acquisto come starà una poltrona in casa:

L’importanza dei dati

L’importante, come già più volte ribadito, è avere una strategia flessibile basata sull’ascolto dell’utente attraverso le chat, le community, il customer care. L’utente fornisce un feedback della sua esperienza, chiede cosa vuole, esprime pareri ed esigenze.

E tutto questo senza dimenticarsi i dati. Posso conoscere solo ciò che misuro.

Ma dove troviamo questi dati?

Non più solo dall’Internet of Things, ma anche dall’Internet of People.

Ovvero è lo stesso cliente che ci fornisce tutte le informazioni necessarie, la tecnologia ci permette di raccoglierle. Sta poi a noi sfruttarle correttamente.

Perché con i contenuti si deve (Federico Sbandi) :

colpire l’immaginario ma misurare i dati

Matematica + arte

Personas vs persona

Il marketing ci ha abituato a parlare di Personas, ovvero di una sorta di “personaggi” non reali ma realistici, creati in base a una combinazione ipotesi e dati, e che rappresentano i nostri utenti.

I social invece ci stanno portando sempre più verso le perone!

Le persone hanno sentimenti, esigenze, preferenze, gusti diversi.

Il rapporto con i consumatori è come una relazione amorosa. Ma se un cliente ti lascia non dirà mai: non sei tu, sono io (Matteo Sarzana)

Più approfonditamente conosciamo il nostro utente tipo, più la nostra comunicazione sarà efficace e diretta al target corretto.

In questo modo saranno i nostri utenti stessi a diventare ambassador del marchio, a difenderci in caso di critiche, a rendere virali i nostri contenuti, e a far vivere la community.

E soprattutto a dirci cosa desiderano.

E noi non dovremo far altro che accontentarli con un prodotto o con il servizio richiesto.

Casey Fenton (fondatore di Couchsurfing) ci ha lasciato una domanda: “come sarebbe il vostro mondo se ci fosse più fiducia nel prossimo?”

Social trust accelerates relationship and transaction

Il futuro dei Social Media

Quando si parla di futuro nel mondo digitale non si deve pensare ad un calendario troppo lontano. Si parla dei prossimi mesi, al massimo su punta al 2018.

Video

Il futuro (prossimo) sarà un film tutto da vedere: ovvero puntiamo ancora sui video.

Youtube

Vediamo qualche numero che può farci capire dove siamo, e dove stiamo andando (Giorgio Marandola):

  1. Entro il 2018, il 79% del traffico internet consumer, sarà utilizzato per guardare video. (MVP)
  2. Includere un video in una landing page può incrementare la conversion fino all’80%. (EyeView)
  3. Quasi il 50% degli utenti internet guardano video online prima di andare in negozio per acquistare un prodotto. (Google)
  4. Gli online shoppers che guardano demo video, sono più inclini all’acquisto di 1.81 volte rispetto a chi non lo ha fatto. (Adobe)
  5. Il 48% dei marketers sta pianificando di aggiungere YouTube nella loro content strategy nel corso dei prossimi 12 mesi. (Hubspot)
  6. 500 milioni di persone guardano video su Facebook ogni giorno, ancora prima di Watch (TubularInsights)
  7. B2B? Il 54% dei senior executive condividono con i colleghi video relativi al proprio lavoro, su base settimanale (TubularInsights)
  8. Usare la parola video nell’oggetto di una mail (DEM / Newsletter) aumenta il tasso di apertura del 19% (Syndacast)
  9. YouTube ha più di 1 miliardo di users, un terzo delle persone connesse a internet (YouTube)
  10. Ogni giorno su YouTube vengono visualizzate oltre 500 milioni di ore di video(Buffer)

Youtube è il secondo motore di ricerca più grande al mondo dopo google ma la differenza sta nell’intento di ricerca. Chi va su youtube non fa una semplice ricerca, vuole vedere un video. Quindi se nella vostra strategia digitale non rientra questo canale, correte subito ai ripari.

Facebook

Anche Facebook punta sempre di più su questo formato, incentivando sia i live che i video pubblicati sulla timeline. E se questo non vi siete accorti di questo cambiamento, provate a sponsorizzare un video: il costo più basso per le ads  vi convincerà (Veronica Gentili).

Ricordatevi però che Facebook preferisce e premia i video residenti sulla piattaforma stessa, quindi no link verso youtube o altri siti ma video inseriti direttamente sul social blu.

E se fino a qualche anno per supportare la veridicità di una fonte si diceva “l’ho sentito in tv”, adesso si dice “l’ho visto su internet”. Con una attenzione sempre maggiore per le fake news.

Fake news: la terra piatta di Oneal

Fake news: la terra piatta di Oneal

A breve magari si passerà ad un nuovo trend “l’ho sentito sulla web tv”. I social diventeranno il nuovo mezzo di avere serie e movie on demand.

Bot e Messanger

Le interazioni tra e con le persone sono sempre più importanti. La comunicazione non è a senso unico, dall’azienda al cliente, ma bidirezionale.

Sempre di più il customer care diventa importante per conquistare (e mantenere) i clienti, un luogo dove ascoltare le esigenze e le richieste. Quindi largo ai BOT, gli assistenti virtuali sempre più autonomi e autosufficienti che interagiscono velocemente con i clienti. Perché se inviando una mail c’è la pazienza di aspettare una risposta, sui social l’utente esige un riscontro immediato.

Never give up

Il web dà a tutti la possibilità di diventare imprenditori perché

  • richiede investimenti minimi
  • sul web si trova tutto quello che si vuole (basta aver tempo e pazienza, e magari saper dove cercare)

Sul palco dei Mashable Social Days a livello imprenditoriale si è visto un po’ di tutto:  start up che si sono viste negare finanziamenti perché alle spalle non avevano nessuno e ora hanno fatturati a 7 cifre, l’estetista cinica che ha raccontato come è passata da un negozio locale alla tv, persone che da un blog aperto per hobby ora ne hanno fatto un lavoro a tempo pieno.

Il viaggio della Digital Transfromation

Il viaggio della Digital Transfromation

Tutte storie di chi ha ben sfruttato il digitale per cambiare la propria vita.

Senza aspettare di sapere tutto lo scibile, soprattutto nel digitale dove tutto cambia freneticamente, l’importate è partire.

Ma ricordiamoci:

Si fanno più passi falsi stando fermi

 

Learning by doing: chi non sbaglia non fa!

E ognuno di loro ha ribadito che non è sufficiente limitarsi allo studio. Bisogna sporcarsi le mani, provare. Andare a fondo delle piattaforme social scelte, entrare nei meccanismi delle ads.

Un filo conduttore per tutti: sperimentare.

E questa sperimentazione deve necessariamente passare anche attraverso errori e falsi passi.

Fallire = imparare = migliorare (Ernesto Amato)

L’importante dunque è non rinunciare.

E con questo non voglio invitare nessuno a fare come quei mosconi che, rinchiusi in casa e vedendo la finestra, cercano l’uscita andando a sbattere ripetutamente  contro il vetro.

Ci vuole testa e una strategia. E la strategia deve essere flessibile.

 

Have fun and make a difference

E per concludere….

Sì ok i social, il web, i video, le app, i podcast, la realtà aumentata e quella virtuale e tutto ciò che ruota attorno. Ma alla fine ciò che conta sono sempre le relazioni che si stringono con le persone, la condivisone di un caffè o di una chiacchiera. Perché è quello che ci portiamo dentro ed è quello che spinge ogni nostra azione, che sia un acquisto o una scelta di vita.

E sono proprio le persone che ho incrociato al Tag in questi tre giorni che hanno reso i Mashable Social Day tre giorni davvero speciali.

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