7 considerazioni sulle dinamiche di gruppo

Il gruppo e le sue dinamiche

Ieri Bergamo, la mia città, è stata la protagonista del tentativo (riuscito, anche se ancora se ne aspetta l’ufficialità) di battere un Guiness World Record: la catena di abbracci più lunga del mondo. 

Ben 11507 persone si sono unite in un lunghissimo abbraccio. Persone proveniente da ogni quartiere cittadino, da ogni paese della provincia, qualcuno anche da altre città, stranieri di passaggio, famiglie intere, coppie di fidanzati, mogli e mariti, gruppi di amici, comitive numerose, eterogeneità di ceti, di culture e di età.

Esserci, ieri, è stato davvero emozionante.
Abbiamo realizzato qualcosa che non cambia la vita, non abbiamo salvato il mondo né fermato le atrocità di questi giorni, ma ugualmente qualcosa di importante. Un minuto di silenzio in ricordo delle vittime di questi giorni ha preceduto la prova (una città in silenzio… brividi). E poi via!

E io ne ho tratto qualche spunto di riflessione sulle dinamiche del gruppo e sulla leadership.

1. Senso di appartenenza

Più di 11.000 persone, 11507 dai dati di registrazione, hanno partecipato in maniera attiva all’evento. A questi vanno aggiunti i curiosi, i turisti, i giornalisti e tutto ciò che è ruotato attorno. E tutto questo per il senso di appartenenza. Consapevolezza che la tua presenza, il TUO esserci, lì in quel momento, significa far qualche cosa per la tua città. Ieri tutti indossavamo la maglietta con il logo dell’iniziativa, più una bandana con dei quattro colori del settore al quale eravamo destinati. Come accade nel mondo animale, nei branchi, questo ha permesso di identificare il proprio “simile”. Il senso di appartenenza è identificazione, non solo geografica, ma anche visiva, di vestiario, esteriore, e immediatamente riscontrabile.

2. Coesione

Il gruppo si fonda su una certa dose di coesione che rappresenta il grado di solidarietà che è presente fra gli appartenenti al gruppo. Occorre infatti condividere la vision, lo scopo

L’unione fa la forza

La parte ludica e divertente a volte porta in secondo piano la razionalità. Spesso, soprattutto nei gruppi di lavoro, i rapporti umani,e quindi emotivi, prevalgono su quelli lavorativi. Tuttavia dobbiamo ricordare che il rapporto lavorativo si deve fondare sul reciproco rispetto e non sulla emotività. L’amicizia non può e non deve essere un presupposto.

3. Socializzazione

L’uomo è un essere sociale e questo non andrebbe mai dimenticato. Hai notato come le iniziative che coinvolgono i gruppi difficilmente vengono snobbate? E questo vale anche per i più solitari.

Avere uno scopo comune avvicina, passare del tempo insieme permette la socialità. Per questo alle macchinette del caffè si fanno gli affari migliori. Abbiamo tutti bisogno di identificazione, di socialità, di condivisione.

E tutti abbiamo/vogliamo una storia da raccontare. E cerchiamo qualcuno che la ascolti. Se a tutto ciò aggiungiamo anche i social il gioco è fatto.

Ieri Bergamo  è stata nei trending topic, ovvero negli argomenti più utilizzati nei social network.

“Ognuno avrà i suoi 15 minuti di celebrità”

La presenza e il poter dire “io c’ero” diventa quasi più importante del contesto.

Migliora la tua capacità di ascolto e di interessarti (sinceramente!) alle persone, e loro si apriranno.

4. Leadership

I capigruppo emergono subito. Anche in situazioni ludiche come quella che ha scaturito la mia riflessione. Osservando i vari gruppi ne ho identificate di genere diversi:

  1. leader autoritario: colui che organizza la sua leadership basandosi esclusivamente sulla autorità più che sulla autorevolezza. Probabilmente, oltre che per indole personale, a volte diventa una strategia inconsapevole per imporsi su persone che non si conoscono.
  2. leader permissivo: accetta volentieri consigli e idee altrui. Potrebbe portare ad una buona collaborazione, aperta. Ma il leader permissivo può anche rischiare di perdere di mano la situazione e il ruolo di guida. E in poco tempo il gruppo sfocia nella anarchia.
  3. leader democratico: coordina il lavoro del grupposenza imporre un regime di controllo. Riuscendo ad identificare le diversità delle persone appartenenti al gruppo (e la loro scala dei bisogni di Maslow) se ne accettano le divergenze e si utilizzano i punti di forza individuali come risorse a disposizione.

Servono regole di ingaggio precise, valori chiari e limiti definiti. Il capogruppo coordina, incita, tiene alto il morale, coeso il gruppo. Questo fa la differenza. Chi dimostra insicurezza, è titubante, non ha le risposte, perde ben presto la leadership.

Il rispetto deve essere guadagnato, la leadership non va imposta, va riconosciuta dal gruppo. Sostituendo la comprensione con la giusta pretesa.

5. Fatti, non solo parole

Oltre che tutti allenatori di calcio, ho capito che tutti siamo perfetti organizzatori. A parole.

“Le parole dicono quello che vorresti essere, i fatti dimostrano ciò che realmente sei”

6. L’essere umano è pigro

Le informazioni e le regole per il Guinness si trovavano ovunque, ben spiegate. Tuttavia è più semplice cercare qualcuno che ci dica come fare piuttosto che studiare la nostra lezioncina. Certo se poi le spiegazioni non sono così limpide, la lamentela è presto pronta

7. C’è sempre chi ne approfitta

Lungo le mura c’erano gazebo con acqua, mele, merendine, cracker. A disposizione di tutti, in abbondanza. Se ognuno pensasse anche agli altri….(ndr Un po’ come al padiglione svizzero dell’Expo).
Qualcuno ne ha approfittato per fare la spesa, portando via cassette di frutta e confezioni di crostatine….anche no!

 

Take it easy

 

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